Esito ricerca di: titolo: San Giovanni Decollato

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  • Confraternita di San Giovanni Decollato* 1497 - 1870consulta
    • soggetto produttore:
    • Arciconfraternita di S. Giovanni decollato (1488)
    • storia della custodia:
    • leggiL'archivio della Confraternita di S.Giovanni decollato fu versato all'Archivio di Stato di Roma il 23 novembre 1891, ma l'operazione dell'allora Regia Sopraintendenza agli Archivi delle Provincie romane era iniziata almento da quindici anni. Il percorso che doveva condurre al versamento era stato delicato e irto di ostacoli politico-ideologici.
      Una anonima "nota confidenziale" del 23 aprile 1876 avvisava il questore di Roma che l'archivio era scomparso dalla sua sede. L'estensore della nota aveva indagato presso l'archivista della Confraternita (l'ingegner Giacchieri) con un pretesto e scriveva che "alcune sue espressioni mi autorizzerebbero a credere che Don Giovanni Patrizi li abbia [i documenti] ritirati. Non ammettendo la distruzione di quei volumi sono indotto a credere piuttosto alla loro sottrazione" (1). L'estensore della nota aggiungeva infine che l'archivio doveva trovarsi nel collegio Bandinelli in via Giulia.
      Nella lettera scritta subito dopo dal questore al Ministero dell'Interno sulla base dell'informativa, si riferiva della presenza dell'archivio presso il Collegio Bandinelli, lì trasportato dal marchese Patrizi (2).
      Iniziava così il tentativo dello Stato italiano di ottenere la documentazione della Confraternita. Il conflitto politico con il Vaticano portava ad esarcebare il confronto e a sospettare fortemente della buona fede delle parti, considerando il contenuto delicato della documentazione, che - secondo gli amministratori italiani - avrebbe dimostrato la nequizia della giustizia pontificia (3). Nel caso della Confraternita di S. Giovanni decollato l'ostilità si inseriva inoltre nel contesto dell'asperrima polemica, allora accesasi, sulla realizzazione della statua da dedicare a Giordano Bruno, poi collocata in Campo de' Fiori. Si tratta di una controversia singolarmente legata alle vicende del versamento dell'archivio e progredita negli stessi tempi: iniziò infatti il 12 marzo 1876 e si concluse, come la vicenda archivistica, nel 1889-90.(4)
      "Uno de' più eloquenti monumenti delle violenze clericali contro ogni progresso religioso e politico dev'essere l'archivio della Confraternita di S. Giovanni decollato qui in Roma. Si contengono in esso dal 1484 fino ai giorni nostri i verbali delle esecuzioni capitali avvenute in città o nei dintorni a cui assistette la confraternita. La quale come è noto registrava diligentemente tutte le espressioni dei pazienti e gli atti delle loro ultime volontà".
      Nella lettera si lamenta inoltre che dell'archivio "nessuno può sapere precisamente in quali condizioni si trovi, essendo rigorosamente vietato a chiunque d'esaminarlo", né era possibile per la Soprintendenza avere informazioni "statistiche" perché le lettere venivano respinte al mittente. Il direttore si rivolgeva quindi al Ministero perché prendesse le misure necessarie, così che "se ogni altra via fosse chiusa, potrebbesi far fondamento sull'articolo ottavo della legge 3 agosto 1862 che impone a ogni opera pia la compilazione di un esatto inventario dei suoi documenti, coll'obbligo di trasmetterne copia alla Prefettura ed al Ministero" (5). Continuava inoltre lanciando gravi accuse alla Confraternita, che avrebbe distratto le sue rendite per finanziare scuole gestite con princìpi non liberali.
      L'inventario fu effettivamente realizzato, ed entrò in possesso della Soprintendenza nel 1878, come risulta dalla corrispondenza con il Ministero a proposito dell'inchiesta della Prefettura sul presunto occultamento dell'archivio. Fu in occasione di tale indagine - affidata all'avvocato Luigi De Santis - che si compilò l'inventario, redatto dallo stesso De Santis e dal provveditore della Confraternita Giovanni Ricci Parracciani. De Santis appurò che "nessuna sottrazione di carte ebbe verosimilmente luogo, perché le lacune riscontrate nell'archivio sono più da imputare ad incuria degli antichi custodi, conservandovisi sempre gli atti più importanti, quali sono tra gli altri i processi verbali delle esecuzioni di Giordano Bruno e di Pietro Carnesecchi e i documenti mancanti riguardando, per la massima parte, condanne per delitti comuni". (6)
      Il Ministero scagionava inoltre la Confraternita dall'accusa di gestione illecita dell'istruzione.
      Dall'inventario del 1878 (7) risultano mancanti i registri dei seguenti anni: 1522-1555,1594-1598, 1603-1613, 1620-1626, 1632-1639, 1643-1665, 1671-1702, 1706-1741.
      I registri che nell'elenco sono numerati 22, 25, 27 (degli anni 1741-1817) risultano presso il "sig. Provveditore Ricci"; quelli numerati 23, 24, 26, 28, 30 e 31 (anni 1741-1878), in gran parte duplicati dei primi, erano nell'archivio, ma dalle annotazioni a matita, fatte in tempi recenti, risultano mancanti. Risultano inoltre una rubricella dei giornali con l'indice alfabetico dei giustiziati dal 1499 al 1784 e quattro rubricelle del 1741-1807. Le lacune si integrano con i registri poi versati all'Archivio di Stato, fatta eccezione per quelli del periodo 1702-1706, che nell'inventario del 1878 non sono considerati mancanti e che invece non risultano nel fondo.
      Oltre all'archivio poi depositato, è descritta anche documentazione relativa all'amministrazione della Confraternita (le lettere A, C-M), rimasta presso la sua sede, e interessanti documenti riguardanti l'attività istituzionale della compagnia come i "5 volumi e diverse stampe relative alle preci per l'accompagnamento dei giustiziati" (C 29) e "2 libri manoscritti contenenti le costituzioni della Compagnia della Pietà della Nazione Fiorentina, una dei quali in pergamena" (C 30). Nella parte non versata dell'archivio erano anche "7 libri contenenti Statuti e riforme della Compagnia, tre dei quali nel frontespizio hanno delle miniature di pregio": si tratta probabilmente delle diverse versioni statutarie, che potrebbero permettere la ricostruzione completa delle modifiche istituzionali della Confraternita.
      La richiesta di deposito fu fatta dalla Soprintendenza il 26 agosto 1891: "Corre voce che l'arciconfraternita romana di San Giovanni decollato sia per essere dichiarata soppressa o almeno sostanzialmente variata. Quando così fosse quest'archivio di Stato spererebbe non piccolo aumento alle proprie collezioni. Per l'articolo 3° del R.D. 27 maggio 1875, N° 2552 spettano agli archivi di Stato gli archivi delle corporazioni soppresse. È naturale che lo Stato succeda a chi non lascia eredi".
      Secondo la Soprintendenza anche nel caso in cui la Confraternita non fosse stata soppressa, ma - come sembrava - sottoposta invece ad una radicale riforma delle sue funzioni, "sarebbero non molto diverse le ragioni per giungere alla medesima conclusione" (8). Si adducevano inoltre motivazioni "storiche" per giustificare il versamento; la Confraternita infatti doveva essere considerata dal Governo pontificio un organismo civile, perché in antico regime era sottoposta alla giurisdizione dell'Auditor Camerae e non "come ogni altra confraternita" al Vicario.
      L'argomentazione, oltre che teoricamente problematica, era altresì pericolosa, perché avrebbe intralciato il versamento degli archivi di tutte le altre confraternite, ed infatti non venne usata.
      La Confraternita non era stata soppressa, né trasformata, ma ne fu sciolta l'amministrazione "per ragioni d'ordine pubblico" e fu equiparata alle istituzioni pubbliche di beneficenza ai sensi dell'art. 91 della legge 17 luglio 1890. Il 17 settembre 1891 l'amministrazione fu poi restituita agli organi direttivi dell'ente e contemporaneamente "il Delegato Governativo fece presente ai nuovi amministratori la necessità di chiedere spontaneamente il deposito degli antichi documenti negli archivi di Stato" (9). Sotto l'indicazione del regio commissario Achille Pagnini, che aveva catalogato la documentazione per materia, il versamento avrebbe compreso la parte ritenuta "di interesse storico, letterario e scientifico", "segnata con la lettera B".
      Il 17 settembre 1891, alla prima seduta della nuova amministrazione e alla presenza del consigliere della Prefettura Rocco Ricci, l'assemblea votava all'unanimità l'assenso al versamento dei documenti segnati con la lettera B, che sarebbero stati esaminati da un delegato della Confraternita e da uno governativo. Il risultato dell'esame fu un primo elenco di versamento da cui risultano in tutto 38 unità (registri e buste) numerate 1-23bis e 1-7 (i testamenti), di cui una (la n. 19) mancante. Nell'elenco ufficiale del 23 novembre 1891, redatto in vista del versamento all'Archivio di Stato, le unità erano state rinumerate eliminando i bis. Si stabiliva che gli atti di natura religiosa, amministrativa e patrimoniale sarebbero rimasti alla Confraternita e che in caso di ritrovamento di altra documentazione di interesse storico "con cui fosse dato di colmare alcune delle ampie e numerose lacune nella serie cronologica delle medesime ne sarà fatta trasmissione all'Archivio di Stato." (10)
      L'elaborazione dell'accordo non era stata completamente lineare e "perfettissima" come dichiarato; la Confraternita infatti aveva chiesto una riserva, dal direttore dell'Archivio di Stato, Enrico De Paoli ritenuta inaccettabile. Nella sua lettera al Ministero dell'Interno, De Paoli non precisava quale fosse tale riserva, ma proponeva una mediazione: la documentazione non sarebbe stata consultabile per chi "contando sulla curiosità del volgo intendesse trarne guadagno". In caso di mancato rispetto i documenti sarebbero stati trasferiti in luogo adatto a studi "di alto interesse politico, di ordine pubblico, o di morale convenienza" (11). La proposta di mediazione rifletteva una richiesta della Confraternita di grande restrizione alla consultazione del materiale; di tale dibattito nell'accordo restò la duttile dichiarazione secondo cui la Confraternita riteneva di essere in diritto di autorizzare la copia e la pubblicazione della documentazione.
      La timida richiesta fu naturalmente respinta dal Ministero, che dichiarava di poter concedere alla Confraternita l'invio di eventuali copie "perfette" della documentazione "ma non è possibile ammettere che sia riservato ad essa il diritto di permettere la copia e la pubblicazione degli atti contenuti nei volumi, dovendo questi essere soggetti alle sole e stesse regole e discipline che vigono per le altre carte conservate nell'Archivio"(12).
      La consegna del materiale fu eseguita il 5 dicembre 1891: si trattava di "ventinove volumi intitolati giustizie, sette volumi contenenti i testamenti dei giustiziati e tre pacchi di carte diverse". Il 20 giugno 1892 la rubrica alfabetica dei giustiziati era stata infine copiata e restituita alla Confraternita. (13)
      Il rapporto numerico tra i Registri del provveditore (quelli definiti "volumi" nel verbale) e i Testamenti è ora diverso perché in Archivio di Stato alcuni registri, nel verbale considerati nel primo gruppo (gli attuali nn. 26, 31, 33, 34), furono spostati nella serie Testamenti. Nel precedente ordinamento i "tre pacchi di carte" furono inseriti nei Fascicoli personali e negli Ordini dei tribunali, questi ultimi ora inclusi nella serie Corrispondenza.
      1) ASR, Atti della Direzione, b. 202, tit. 16. Dalle informazioni sullo stato di salute del cardinale Antonelli, attentamente osservate e descritte alla fine della lettera, si può ragionevolmente dedurre che l'estensore risiedesse in Vaticano ed era un informatore della questura.
      2) Ibid., 25 aprile 1876.
      3 ) Sulla questione cfr. E. LODOLINI, Formazione dell'Archivio di Stato di Roma, in "Archivio della Società romana di storia patria", XCIX (1976), pp. 273-276; M. DI SIVO, Una storia "riservata". Il fondo cosiddetto della Commissione speciale per la repressione del brigantaggio (1814-1840), in Roma fra la restaurazione e l'elezione di Pio IX. Amministrazione, economia, società e cultura, a cura di A. L. Bonella, A. Pompeo, M. I. Venzo, Roma 1997, pp. 103-109. Sulla generale questione della soppressione delle corporazioni religiose vedi C. M. FIORENTINO, Chiesa e Stato a Roma negli anni della destra storica, 1870-1876: il trasferimento della capitale e la soppressione delle Corporazioni religiose, Roma 1996.
      4 ) L. BERGGREN, L. SJOSTEDT, L'ombra dei grandi: monumenti e politica monumentale a Roma (1870-1895), Roma 1996, pp. 29-35, 123-136, 161-182.
      5) ASR, Atti della Direzione, b. 202, tit. 16, minuta del 2 dicembre 1877.
      6) Ibid, 5 giugno 1878
      7) Ibid., Alleg. A: Inventario di tutti gli atti documenti e registri esistenti nell'Archivio della Confraternita di S. Giovanni decollato.
      8) Ibid., Minuta del 26 agosto 1891.
      9) Ibid., 30 settembre 1891
      10) Ibid., Verbale di versamento del 23 novembre 1891.
      11) Ibid., Minuta del 5 novembre 1891.
      12) Ibid., 30 dicembre 1891.
      13) Ibid., 20 giugno 1892; sulla Rubrica dei giustiziati cfr. L. FIRPO, Esecuzioni capitali in Roma (1567-1671), in Eresia e Riforma nell'Italia del Cinquecento, Firenze-Chicago 1974, pp. 314-315.
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    • 19 buste
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    • 285/I
      285/II

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